granelli

dai molti sogni provengono molte delusioni e molte parole.

eccoci

Blogger: sand
e quando mi addormento le persone della mia vita mi scivolano accanto e si chinano sul letto e aprono le loro teste e mi lasciano guardare dentro e quando mi risveglio cerco di chiedere loro perché ma non c'è nessuno a rispondere e quando mi addormento gli oggetti della mia casa si muovono lentamente verso di me e mi sussurrano nomi segreti e nomi che di solito nascondono e quando mi sveglio cerco di annotarmeli ma i veri nomi sono come sabbia mi scivolano tra le dita e tutte le notti insonni e tutte le pecore contate e tutte le piccole morti e tutti gli ultimi respiri e tutte le stupidate lette detriti nella mia testa e visto che sono certo di non stare più sognando me ne sogno un altro po'

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misteri

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soddisfazioni

hanno letto queste pagine *loading* persone!!!

 
giovedì, 14 febbraio 2008
baci perugina a profusione. (o anche: + diabete x tutti)

amiamoci. (o anche: l’amore come puntaspilli)

telegrafato da sand alle 12:51 | link | commenti (9) |
vita, fotografare, mondo, scemenze, estemporanea, verità, ridicolo, dementia, ferocia

venerdì, 28 dicembre 2007
Kirby sa cosa vuoi. (o: Delle vette più alte.)

La tipa mi telefona la sera stessa, sul cellulare, anche se nel modulo prestampato io avevo lasciato scritto il mio numero di casa. Ciao, ti chiamo per il colloquio che hai sostenuto questa mattina, dice, …secondo te com’è andata?

Cioè, non solo questa azienda ti chiama a casa per offrirti un fantastico lavoro, ma fa decidere anche a te l’esito del colloquio. Be’, non saprei, non ho capito bene di che tipo di lavoro si tratta… però penso che sia andata bene, dico, pensando in verità che guarda che io in quel modulo non ci ho scritto tutto quello che avresti voluto leggere tu.

Il modulo è un modulo molto povero, basti dire che non c’è da riempire nemmeno il campo “titolo di studio”… un’azienda che non ti chiede il curriculum, incredibile!

Peccato che non si sappia ancora come si chiami l’azienda e di che tipo di lavoro si tratti: centralinista, formazione del personale, risorse umane… ha sparato tale Emilia nella prima telefonata esplorativa: C’è qualcuno che cerca lavoro, in questa casa?

Ma chi ha bisogno di dettagli come questi, quando si cerca un lavoro.

Bravo, dice la tipa di cui sopra, è andata proprio così, sei stato accettato, puoi venire stesso domani per il secondo colloquio.

No, guarda vengo lunedì, dico alla pimpante tizia, illusa che tecniche di persuasione del genere possano avere un qualche effetto su di me, povera.

 

Il primo colloquio, la mattina stessa, si è svolto dopo aver appunto compilato lo stupido modulo, la cui parte retrostante riportava svariate righe di 4 aggettivi (scegli quale tra questi quattro aggettivi ti rappresenta di più, e quale tra questi quattro ti rappresenta di meno! mi raccomando, solo due aggettivi!), e dopo aver fatto un po’ di anticamera con persone la cui disperazione gliela leggi in faccia (a uno ho anche dovuto spiegare cosa significa “attualmente”). Una cosa come questa è la loro unica possibilità, probabilmente, e ciò è molto triste.

Mi riceve un tizio di tipo ventitre anni che vedendo che ho fatto il traduttore Laureato?, chiede, sorridendo nervoso, ma senza assolutamente approfondire, in seguito al mio sì, la faccenda, non gli interessa. E subito inizia a fare domande “psicologiche”: descriviti con tre aggettivi, e io: calmo, ascoltatore, eclettico! Un po’ imbarazzato, glielo dico pure che “ascoltatore” non è un aggettivo, in realtà, ma così su due piedi non mi viene niente di meglio, comunque a lui non importa, e continua: Ti piacerebbe gestire una filiale così da solo? (no) Ti piace andare in vacanza gratis? () Lavoro part-time o full-time? (dipende) A ogni mia risposta il tizio fa dei disegnini sul mio modulo, atteggiandosi come un berluschino qualsiasi.

Ma non sono passati nemmeno dieci minuti ed ecco che  il colloquio si chiude, nella più totale segretezza, nessuna domanda è possibile: me ne vado e non so nemmeno che tipo di lavoro dovrei fare!

Il tizio mi accenna solo che si tratta di un apparecchio igienico-sanitario (un cesso?) sviluppato dalla N.A.S.A. (!!!) e che mi richiamerà in serata per comunicarmi l’esito del colloquio, positivo o negativo che sia. Che gentile. Se sarò stato selezionato parlerò proprio con il direttore che mi parlerà proprio del lavoro, della retribuzione e via dicendo.

 

Risultando positivo il primo colloquio (che fortunello!) si passa quindi al secondo colloquio.

Nella sala d’attesa ci sono ulteriori disperati (tra cui spicca un quindicenne con giacca nera dotata di cerniera lampo al posto dei bottoni), la musica tunzeggia allegramente e, oltre alla centralinista bionda pronta per Maria De Filippi, c’è un nuovo tizio in occhiali da sole e capello gelatinato, pronto per Uomini e Donne anche lui: sembra proprio un tronista (non è mica un’offesa, eh?).

I tipi mi fanno aspettare un po’ ed ecco che, proprio mentre mi sto spazientendo (e dire che mi avevano raccomandato puntualità!), mi riceve proprio il direttore: proprio il pallido ragazzetto che mi ha fatto il primo colloquio!

Il “direttore” mi sorride come se non mi avesse mai visto prima e comincia a decantarmi un fisso mensile di 900 euro, una segretaria personale che attingerà giornalmente al loro database (ma come lo avranno mai ottenuto?) per fissarmi 3 appuntamenti giornalieri da gestirmi autonomamente, e una vacanza ogni 4 mesi! Ehi, questo è un lavoro da sogno!

L’unica cosa che chiedono è un impegno del 110%: perché Lucio, come tu ben sai se le cose si fanno così tanto per fare è inutile… Sì, certo che lo so, giusto, giusto.

Peccato che ancora non sappia di cosa si tratti, in tutto questo blaterare infatti il prodotto da vendere è un fantasma, perché, sì, almeno questo mi sembra di averlo capito: si tratta di fare il venditore.

A questo punto il direttore, senza lasciarmi nemmeno la fatica di dire “sì”, mi convoca per il corso (gratuito!) di quattro giorni da cominciare due giorni dopo, ma io gli dico che ci voglio pensare, ché fare il venditore porta-a-porta non è proprio la mia massima aspirazione, sai com’è.

Ma il direttore è genuinamente interdetto, evidentemente tale offerta di lavoro non contempla rifiuto, e mi convoca lo stesso per il corso, anche se gli faccio capire che probabilmente non ci andrò.

Tornando a casa già mi cominciano a venire i sensi di colpa: mah, però 900 euro al mese… mò ci provo, mi compro almeno l’obiettivo per la macchina fotografica… lavoro un po’, smetto quando voglio…

 

Poi, dopo aver letto sulla lettera di convocazione il nome della ditta in questione (K.S.&G. Italia – Concessionaria Kirby), decido di fare una piccola ricerca su internet e… si spalanca l’abisso.

 

 

«Chi sale sulle vette dei monti più alti, ride di tutte le tragedie, finte e vere».

 

(Friedrich Nietzsche, Così parlò Zarathustra)

 

telegrafato da sand alle 16:14 | link | commenti (12) |
immagini, vita, leggere, mondo, guerra, rabbia, scemenze, follia, estemporanea, verità, saudade, massmedia, tivvù, ridicolo, circus, dementia, ferocia

mercoledì, 14 novembre 2007
qualunquismo e fastidio. (o anche: cronache disastrose da un paese ridicolo)

1 televisione.

Esci per strada e le montagne di spazzatura sono di nuovo ovunque. Nessuno dice più niente, è normale. In certe strade la spazzatura tracima così tanto che occupa quasi metà corsia, ma basta sterzare un po’ e la macchina passa, magari lacerando un sacchetto, ma che importa. Ci siamo abituati. Anche i pedoni, orfani dei marciapiedi, cambiano traiettoria senza quasi più chiedersi il perché, perché è così che và. I giornali, certo, ancora una volta dicono di discariche ormai al collasso, e di inceneritori (o meglio: termovalorizzatori) pronti a essere costruiti; intanto la gente scende in strada e il politico di turno, a seconda del potere che si ritrova, esprime ciò che ha da dire, sempre tenendo bene a mente i suoi elettori che, certo, fessi non sono e vanno rispettati. Quindi i camion della spazzatura torneranno a lavorare, per qualche giorno, andando a scaricare chissà dove, per poi fermarsi di nuovo, tra qualche mese, e far ripartire l’intera giostra, in un infinito gioco dell’oca. È normale.

Così com’è normale che una signora venga uccisa in una notte buia, e solo allora ci si accorga che forse, sì, qualche lampione dov’è scuro serve a qualcosa. Ma, certo, adesso la cosa migliore da fare è cacciare via tutti gli stranieri, subito, e tenere qui solo le modelle, quelle belle, quelle che lavorano in televisione e fanno servizi di lingerie. Magari se tutti i paesi avessero fatto così con noi italiani adesso la mafia non sarebbe una tale azienda internazionale. Ma una cosa che frutta soldi e interessi viene sempre lasciata stare, è normale.

Così com’è normale che in una tranquilla domenica di paura un agente spari per distrazione, o per paura, e ammazzi un ragazzo, non avendo valutato bene cosa significhi veramente fare il poliziotto e avere una pistola in mano, e usarla, questa pistola, e tutto questo porti allo scatenarsi bestiale di giovani violenti che se non ci fosse il calcio avrebbero sfogato la loro rabbia in altro modo, ovvio. Magari se fossero nati in Africa questi giovani farebbero parte di bande armate che vietano alla povera gente un riscatto dovuto, e sarebbe tutto normale. In casi come questi invece è normale che si apra il sipario sul teatrino della politica, come se ne sentissimo la mancanza, dicendo magari frasi in cui non si crede, frasi determinate solamente dal potere disponibile al momento, non da ciò che sarebbe veramente giusto fare, frasi che sarebbero ovviamente opposte se ci si trovasse all’opposizione quindi, giusto per creare un clima di instabilità e insicurezza a sfavore del governo in carica, per andare contro il proprio nemico (non avversario) si fa questo e altro. Comunque le partite si continuano a giocare, è normale.

Così com’è normale che una ragazza venga uccisa e tutto venga trasmesso in tivvù, come un telefilm, che il circo mediatico abbia inizio: gli avvocati, i giudici, gli investigatori, i criminologi, i periti della scientifica, i genitori, i presunti assassini; la vittima quella no, ma solo perché è morta e i cadaveri in televisione non vengono poi tanto bene, lo sanno tutti. Certo, adesso ci si può aiutare con internet, sopperire in qualche modo, ma non è la stessa cosa: vuoi mettere tra il mostrare un blog e invitare la vittima in persona? Non c’è proprio paragone. Tuttavia le infinite et inutili perizie scientifiche commissionate da avvocati la cui moralità non viene mai messa in dubbio da nessuno in nome di una supposta etica professionale (tutti sono innocenti fino a prova contraria, anche gli assassini certi), insieme ai pianti in diretta degli amici della vittima (quello messo in mezzo dai mass media, attenzione, non certo il/la morto/a in questione) si difendono bene: anche se nessuno sembra essere innocente, il colpevole non si trova proprio mai. Ma non ci si deve stupire più di niente in un paese dove dei ragazzi filmano (con il telefonino, ovviamente) e mettono on-line l’agonia e la morte di una loro compagna di scuola investita da un autobus. E poi chi ha bisogno della verità, se la cosa è così appassionante; mentire è diventato così semplice che nessuno confessa più. Fino a quando l’inevitabile noia dell’assassino che non c’è verrà infine scalzata dal seguente giallo, avanti il prossimo, sì, è normale.

Così com’è normale che un ragazzo debba ritenersi fortunato ad avere uno stipendio di mille euro, oggigiorno, perché i tempi sono difficili e, sai com’è, c’è chi sta peggio di te. Normale quindi farsi ore di straordinario non pagato e non fiatare, ché poi va a finire che il capo si arrabbia e ti licenzia, per giusta causa, dato che si vede lontano un miglio che non hai voglia di lavorare e guadagnarti la pensione con il sudore della fronte. Che tu lo voglia o no questo è il mondo lasciato da quelli venuti prima di te e perpetuato da quelli che stanno sopra di noi, un mondo in cui – incredibbole! – quello che viene dopo è più povero di quello che viene prima, al di là di qualsiasi idea razionale di progresso e sviluppo, è normale.

Così com’è normale che una piccola trattoria debba chiudere solo perché sulla collina è nato un altro ristorante, molto più chic, molto più bello e molto più figo, come dicono i gggiovani d’oggi. Nel ristorante si mangia peggio della trattoria, è tutto surgelato, ma non è questo l’importante, importante è l’apparenza, la grandeur: l’immagine è tutto. Nell’era della televisione tutto questo è normale.

Così com’è normale che esci, in auto, e in quei giardinetti, ogni giorno, a ogni ora, ci siano dei tossicodipendenti che si bucano all’aria aperta, placidi e tranquilli, proprio di fianco a una scuola, elementare, media, superiore, con i bambini che vedono tutto e i carabinieri che stanno proprio cento metri più in là, tutti impegnati a fermare, è il loro dovere, le macchine con un faro rotto o senza assicurazione, è normale.

 

Domani succederanno ancora cose così, e dopodomani anche, ma sarà tutto normale, ancora e sempre normale, del tutto normale in un mondo così, normale. Tutto, assolutamente, normale.  

 

 

 

 

  

telegrafato da sand alle 16:16 | link | commenti (2) |
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