dai molti sogni provengono molte delusioni e molte parole.

e quando mi addormento le persone della mia vita mi scivolano accanto e si chinano sul letto e aprono le loro teste e mi lasciano guardare dentro e quando mi risveglio cerco di chiedere loro perché ma non c'è nessuno a rispondere e quando mi addormento gli oggetti della mia casa si muovono lentamente verso di me e mi sussurrano nomi segreti e nomi che di solito nascondono e quando mi sveglio cerco di annotarmeli ma i veri nomi sono come sabbia mi scivolano tra le dita e tutte le notti insonni e tutte le pecore contate e tutte le piccole morti e tutti gli ultimi respiri e tutte le stupidate lette detriti nella mia testa e visto che sono certo di non stare più sognando me ne sogno un altro po'
Geakaren in dei ghiacciati canti...
BijouRibon in leggerezza....
sand in siamo fottuti, irrim...
oOkendraOo in dei ghiacciati canti...
royboulevard in siamo fottuti, irrim...
UnaMusa in dei ghiacciati canti...
madonnalover in leggerezza....
sand in leggerezza....
Nadinoir in leggerezza....
zoestyle in savianite.
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hanno letto queste pagine *loading* persone!!!
da oggi su robertosaviano.it c’è anche qualche mia foto, sezione gallerie.
ma ovviamente uno non va mica sul sito di Roberto Saviano per guardare le mie foto, no?
Melito. Casoria. Pozzuoli. Quarto. La via Campana. Nella catastrofe dei rifiuti il tempo scorre, ma è immobile. Non c’è ieri. Non c’è oggi. Perché questo presupporrebbe che si fosse risposto, ieri, a domande cui nessuno, oggi, ha ancora voglia di rispondere. Come è potuto accadere? Chi ha consegnato la Campania e con lei il Paese intero alla sua sventura, alla sua umiliazione? E perché?
«Non esistono innocenti», è la risposta che si raccoglie nell’epicentro del dramma, come nella sua periferia, il Parlamento, dove tanto inutilmente quanto ciclicamente ne è stato annunciato l’epilogo (da ultimo il 19 dicembre scorso) da tre diverse commissioni di inchiesta (nella tredicesima, quattordicesima e quindicesima legislatura). È una finzione. La catastrofe non è una notte in cui tutti i gatti sono neri. Dove, con tratto molto italiano, le responsabilità sono "sistemiche" e dunque anonime. La catastrofe ha dei padri. Ha un suo incipit. Di cui, purtroppo, le migliaia di tonnellate di rifiuti che ancora avvelenano le strade che vedete in queste foto sono solo la coda.
L’incipit è un Grande Progetto che si è fatto mostro e che oggi, ha un nome che tutti hanno imparato a conoscere: "ecoballe", il combustibile da rifiuti ("CDR") per la produzione di energia, il "rifiuto dei rifiuti", il suo prodotto "nobile". Doveva essere l’oro di Napoli e ne è oggi la tomba. Ha schiantato il sistema, "il ciclo", come lo chiamano gli addetti. Ne ha semplicemente cancellato l’esistenza. Doveva alleggerire la pressione sulle discariche per finire in due inceneritori che lo avrebbero trasformato in ricchezza. È ridotto a immenso bolo di materia marcescente, irriciclabile, che ostruisce, a valle, ogni possibile sbocco di ciò che continua a essere prodotto a monte (7 mila tonnellate di rifiuti al giorno). Di ecoballe se ne contano almeno 6 milioni e mezzo da oltre una tonnellata ciascuna, 43 volte la volumetria dello stadio san Paolo. Se ne impilano ogni giorno 2.500 di nuove. Per incenerirle non sarebbero sufficienti i prossimi 33 anni. Divoreranno ogni nuovo metro cubo utile di discarica che il prefetto Gianni De Gennaro riuscirà (forse) ad aprire.
Le trincee di Melito, Pozzuoli, Casoria, Quarto, sono le escrescenze del mostro. Ne testimoniano la storia. Che ha le stimmate di un grande gruppo industriale del Paese, Impregilo, e della famiglia, i Romiti, che l’ha guidato nell’avventura campana. Che racconta di una gara d’asta (1999) assai singolare. Di come, chi e perché, a Roma e a Napoli, nel centro-destra e nel centro-sinistra, negli uffici del commissario straordinario all’emergenza, ha ritenuto conveniente, soltanto sette anni fa, una scommessa industriale politicamente subalterna, che nel suo atto costitutivo aveva scritte le ragioni del suo sicuro fallimento, tecnico e finanziario. Per la quale la Procura di Napoli ha incriminato i vertici di Impregilo (interdicendone la partecipazione a gare pubbliche per un anno e sequestrandone i beni per 780 milioni di euro), il governatore della Campania Antonio Bassolino e i tecnici del commissario straordinario per una truffa che si è fatta disastro ambientale (nell’assoluto disinteresse, il processo da 64 faldoni, 200 mila pagine e 28 imputati, è nella fase della sua udienza preliminare).
In queste cinque settimane, nelle cronache del dramma, lo sguardo è rimasto fisso ai cassonetti, la storia del mostro, i nomi dei suoi protagonisti, sono come evaporati. Se evocati, se ne sono piccatamente risentiti. Torniamo a farne qualcuno: Cesare Romiti; Antonio Bassolino (governatore della Campania e commissario straordinario all’emergenza dal 2000 al 2004); due diversi ministri dell’ambiente in governi di centro-sinistra - Edo Ronchi e Willer Bordon - un ministro dell’ambiente di centro-destra (Matteoli), Antonio Rastrelli (ex governatore della Campania nella stagione che precede quella di Bassolino); i tecnici (non sono molti) di un commissario straordinario all’emergenza che, oltre ad essere stato un centro di spesa fuori controllo (oggi si procede alla sua liquidazione), ha operato per almeno cinque anni (2000-2005) in perenne conflitto di interesse.
Eppure, la storia non è poi così complessa. È solo impresentabile. Nel 1999, Impregilo, azienda che ha sin lì costruito solo ponti e strade e non sa neppure cosa sia un cassonetto, vince una gara per il nuovo ciclo virtuoso di smaltimento (ecoballle e inceneritori) che impone di premiare i meno capaci tecnicamente. È preferita all’Enel (che ottiene il doppio del punteggio tecnico), perché offre una tariffa stracciata - 83 lire per chilogrammo di rifiuto smaltito - di cui, curiosamente, quando le buste dell’incanto devono essere ancora aperte l’allora e attuale direttore generale del ministero dell’Ambiente, Gianfranco Mascazzini, vaticina in pubblici convegni a Milano già l’importo (Mascazzini sarà il primo dei dirigenti a essere riconfermato dal ministro Pecoraro Scanio, lo stesso che, nei giorni in cui manifestava contro l’inceneritore di Acerra e nel mettere poi piede al ministero ne chiedeva e prometteva la cacciata). È preferita all’Enel, perché Impregilo, in quegli anni, non è solo mattoni e movimento terra. È, quando mancano soltanto dieci mesi alla resa dei conti elettorale (le elezioni 2001), il gruppo Rizzoli-Corriere della Sera. Perché risponde a un criterio di economicità che non si pone la domanda più semplice (come è possibile assicurare a un prezzo così basso un servizio che funziona?) e che mette d’accordo tutti. Governatori campani di centro-destra (Antonio Rastrelli) e centro-sinistra (Antonio Bassolino). Ministri della Repubblica dell’Unione (Edo Ronchi e Willer Bordon) e del Polo (Matteoli). E naturalmente Impregilo, che è certa (come del resto avverrà), una volta vinta la gara, di poter rinegoziare a mano libera un contratto di cui a tal punto non onorerà l’oggetto, da dover essere rescisso (2005), a catastrofe ormai compiuta. Anche perché, gli uffici del commissario straordinario all’emergenza, che ne dovrebbero sorvegliare gli adempimenti, ne sono una dependance. Dove, per dirne una, chi (Salvatore Acampora) aveva scritto il capitolato di appalto della gara vinta da Impregilo, ne sarebbe diventato, regolarmente retribuito (un miliardo e mezzo di lire), "ingegnere capo" responsabile per l’inceneritore di Acerra. Dove, per dirne un’altra, il responsabile del progetto tecnico che avrebbe dovuto regalare alla Campania un nuovo ciclo dei rifiuti (il professore Raffaele Vanoli) apriva i suoi uffici ai generosi consigli di un figuro come Mario Scaramella, il futuro calunniatore della Commissione Mitrokhin. Dove lo studio legale (avvocato Enrico Soprano) incaricato di curare l’interesse della cosa pubblica, contemporaneamente curava gli interessi della sua controparte, Impregilo.
Melito. Casoria. Pozzuoli. Quarto. La via Campana. Non c’è un oggi, perché gli è stato rubato ieri.
Stiamo morendo, piano piano, affogati. In quei sacchi neri potrebbero già esserci, dei morti, tanto nessuno se ne accorgerebbe. Già vedere persone che, come fossero gabbiani, o ratti, scavano tranquille nei cumuli di spazzatura, selezionando, vagliando, prendendo, non sconvolge quasi più.
Alla stazione di Mugnano (incompleta da mesi, non si capisce perché) c’è un acquario abbandonato, da giorni, mezzo pieno d’acqua. Le strade del mio paese, provincia, periferia, sono impraticabili, bloccate. Un auto con un enorme sacco nero sul tettuccio passa, fa una curva, e lo la lascia cadere, come se niente fosse. Oggi anche dagli alberi, ormai scheletriti dall’inverno, pendono sacchetti di plastica, come neri frutti di morte. Mozzarella addio, «la monnezza è oro» [cit.].
Quel fumo che esce da lì, dal fianco di quella neonata collina, in pianura, è verde, e di notte brilla, come una bomba pronta a esplodere, e brucia. Nessuno sa cosa sia, perché nessuno l’analizza, ma quel fumo lì puzza e non è cosa naturale che esca dal terreno.
L’altro giorno, in metro, c’erano due genitori con la loro bambina, denti sporgenti che le facevano il labbro leporino, ptosi della palpebra sinistra. Magari non c’entra niente, o magari dovremo prepararci sempre di più a cose di questo genere. Deve essere terribile per un genitore la nascita di un figlio malformato. Che i responsabili approntino un nuovo monte Taigeto quindi, adesso, subito.
impregilo, fibe, montefibre, acna, pellini, Tamburrino, Perrella, sono nomi che possono non dire nulla ai più, ma non a una persona che abbia la minima voglia di capirci qualcosa, di questo orribile scempio: questi sono nomi di demoni per chi ha la pazienza di leggere e scavare a fondo.
Sapete che a Napoli da un ospedale, il maggiore specializzato in tumori, un giorno è stata trafugata la banca dati con tutti i nomi dei malati con relativi tumori e possibili cause degli stessi?
Chi potrà mai essere stato, si chiederà l’ingenuo.
I bambini in gita scolastica oggi bevono redbull, e le bambine (truccate e slanciate) hanno gli occhi che brillano, mentre osservano la vetrina con gli ultimi modelli di cellulari. Questo è il mondo in cui viviamo. Rifiuti solidi, ma anche ideologici, spirituali, oserei dire, se non fosse così ridicolo dirlo.
L’unica soluzione forse sarebbe davvero vendere tutto ai cinesi (altro che quel cileno di De Gennaro!), munnezza e compagnia bella, ché loro hanno bisogno di tutto, che se ne occupi la camorra (le loro strade: pulitissime!) delle trattative, che i nostri politici manco questo sono capaci di fare. È ovvio che il nostro caro Bassolino – nomen omen! Iervolino! tutti questi –ini! – non si dimetta: i criminali che ha fatto prosperare in tutti questi anni lo ammazzerebbero.
Intanto una coppia di adolescenti, li vedo ogni giorno, si baciano e si dicono parole dolci nella metro di Scampia, ultimamente fermata così alla moda, nascosti dietro un distributore automatico di biglietti.
Sono veramente piccoli e la loro felicità mi commuove, tanto sono distanti da tutto e da tutti, in quell’oretta che noi napoletani chiamiamo controra, che trascorrono lì.
Chissà quanto durerà, chissà quando finirà.
--------------------------------
(myspace, audio, video, intervista, rece)
“I NON LUOGHI”: a Napoli un Festival delle Arti Video e della Cinematografia
Una rassegna gratuita di video d’arte, cortometraggi e documentari su “I Non Luoghi” delle Città, i1 21 dicembre 2007 dalle ore 16:30 nella sede della Sala Consiliare della Provincia di Napoli, Largo Santa Maria
Il 21 dicembre 2007 alle ore 16:30 si terrà a Napoli nella sede della Sala Consiliare della Provincia di Napoli in Largo Santa Maria
È la prima volta che Napoli ospita un festival multimediale che descrive in “non luoghi” della città, ovvero tutti quegli spazi - stazioni, aeroporti, centri commerciali, mezzi di trasporto pubblico -, vissuti come un territorio appunto “di passaggio”, come luoghi da attraversare in un percorso che porti da un momento della propria vita ad un altro. Ciò che infatti trasforma uno spazio in un luogo è proprio la capacità di ospitare le storie degli uomini.
Il compito di illustrare “sul campo” il sottile confine che separa un luogo da un non luogo sarà affidato ad una visita guidata lungo le stazioni dell’arte della linea 1 della metropolitana, il cui percorso si snoderà fra le fermate Materdei – Museo – Dante a partire dalle ore 10:00.
Alle ore 16.30 il festival sarà inaugurato dal convegno d’apertura “Luoghi E Non Luoghi”, che discuterà della definizione di non luogo e presenterà gli artisti che partecipano all’evento; interverrà il consigliere provinciale di Rifondazione Comunista Salvatore Napolitano.
La rassegna di video d’arte, curata da Giorgia Sabatini, critica d’arte e organizzatrice di eventi, intende esplorare il rapporto delicato tra habitat e comunità, tra lo spazio in mutamento e chi questo spazio lo vive. Infine, una rassegna di cortometraggi e documentari proporrà un gioco in cui ri-conoscere gli innumerevoli “non luoghi” indagati e rappresentati dal cinema.
«Il festival dei video d’arte e della cinematografia “I Non Luoghi” - afferma Chiara Biasco, membro dell’Associazione “

come si dice in questi casi, riceviamo e – con estremo piacere – pubblichiamo:
CRITICAL*MASS: 22 dicembre 2007 ore 11.00 Piazza Plebiscito (Napoli)
Le città devono tornare a essere pensate e concepite a favore dell'essere umano. Scegliere di decrescere, nell'accezione più positiva di questo termine, di limitare al massimo i consumi inutili e nocivi, di riprendersi gli spazi comuni, facendo tornare l'individuo e non l'automobile il protagonista della vita cittadina.
Chi ha già avuto la possibilità di partecipare a Critical Mass è stato trasportato in un'altra dimensione, ha avuto l'opportunità di cambiare una serie di comportamenti stereotipati e indotti spesso in maniera occulta che fino a quel momento erano sembrati l'unica via percorribile.
All'interno della "Massa Critica" ci si accorge di un silenzio improvviso e irreale, assuefatti come siamo al costante inquinamento acustico prodotto dai motori. Grazie alla bicicletta, questa quiete si genera spontaneamente anche lungo un percorso cittadino solitamente invaso da lamiere, e spesso lascia attoniti, la gente si affaccia alle finestre per vedere cosa è successo.
Ci si rende conto, provandolo nella collettività, che gli spostamenti quotidiani possono essere effettuati in bicicletta, limitando così il più possibile il consumo scellerato di petrolio.
La massa aiuta. Il pedalare insieme, con questa protezione dal traffico aggressivo esercitata dal gruppo di biciclette, dà poi il coraggio e il desiderio di provare a utilizzare la bici, non più solo per lo sport o per svago, ma anche per i tragitti urbani.
Durante Critical Mass si cercano di rendere manifeste le ragioni e i diritti dei ciclisti con cartelli, bandiere e con l'aiuto di volantini che molti attivisti producono con testi sempre differenti.
Il danno subito dalla circolazione a motore per questo "traffico di biciclette" è quantificabile in pochi minuti di attesa, magari anche divertita dal passaggio di bici colorate e allestite per l'occasione. Nulla di paragonabile alle centinaia di ore stressanti spese ogni anno in fila tra un semaforo e l'altro.
Alla partenza della "coincidenza spontanea" di ciclisti e cicliste del 22 dicembre ore 11.00 Piazza Plebiscito, come ogni volta, non ci saranno leader né, soprattutto, una direzione prestabilita. Chi sarà in testa alla massa inventerà liberamente il percorso in maniera estemporanea.
Chiunque è la massa e può condurre la Critical Mass.
IL CAMBIAMENTO E’ POSSIBILE MA COMINCIA DA TE!
critical mass...
è una coincidenza, un improvviso incontro di ciclisti im/micro/polverati nel mezzo delle masse automobilistiche cittadine.
è una casualità nel pieno rispetto dell’entropia, della natura caotica del nostro universo che non può essere rinchiusa in corsie o in scatole di metallo. è di ogni ciclista: della mamma con il seggiolone, del techno-freakettone metropolitano, dello stradista con specialissima e pedalini a sgancio rapido, del bmx-biker acrobatico, dell’anziano in “graziella”, del ciclo-poeta-situazionista, del postino con il borsone e anche del giocolieri in monociclo...
non ha né leader né padroni, non è di nessuna marca e non è protetta da alcun tipo di copyright.
critical mass diverte e vince!
perché non è una manifestazione standard, non ha bisogno né di percorsi bollati né di celerini manganellati “di guardia”, è un semplice appuntamento di ciclisti che casualmente si ritrovano a percorrere tutti la stessa strada, magari lentamente... magari al centro della carreggiata... in una via solitamente trafficata... all’ora di punta...
perché più di una manifestazione è la dimostrazione pratica e reale di come un’altra città sia possibile, bella e divertente.