granelli

dai molti sogni provengono molte delusioni e molte parole.

eccoci

Utente: sand
e quando mi addormento le persone della mia vita mi scivolano accanto e si chinano sul letto e aprono le loro teste e mi lasciano guardare dentro e quando mi risveglio cerco di chiedere loro perché ma non c'è nessuno a rispondere e quando mi addormento gli oggetti della mia casa si muovono lentamente verso di me e mi sussurrano nomi segreti e nomi che di solito nascondono e quando mi sveglio cerco di annotarmeli ma i veri nomi sono come sabbia mi scivolano tra le dita e tutte le notti insonni e tutte le pecore contate e tutte le piccole morti e tutti gli ultimi respiri e tutte le stupidate lette detriti nella mia testa e visto che sono certo di non stare più sognando me ne sogno un altro po'

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

www.flickr.com
This is a Flickr badge showing public photos from sandboy. Make your own badge here.

misteri

BlogItalia.it - La directory italiana dei blog

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

soddisfazioni

hanno letto queste pagine *loading* persone!!!

 
lunedì, 07 dicembre 2009
come una testuggine che non corre pericolo di estinguersi. (Tortoise, Roma 25/11/2009)

Tanto vale confessarlo subito: i Tortoise li avevamo abbandonati quasi subito dopo il disco capolavoro tnt, ché troppo perfetto era quel disco per poter rimanere stupiti ancora una volta dai medesimi. All’epoca quella era stata davvero la musica che ci aveva traghettato verso la maturità degli ascolti (eccoci qui, siamo davvero diventati grandi: quel viaggio attraverso tutta l’Italia per il nostro primo festival accompagnati da quelle “canzoni” così strane ce lo ricordiamo ancora), quello era un disco dove convivevano elettronica, fusion, rock, progressive, indie, insomma, di tutto un po’.

Un suono che andava oltre il rock e che appunto proprio per questo venne, e viene, definito post-rock; alcuni parlarono, e parlano, anche di neo-prog e non proprio del tutto a torto, come si vedrà in seguito. Quel disco, con la sua copertina così naif, funzionò davvero da spartiacque (solo per noi?), sia per un certo tipo di musica, che per gli stessi Tortoise: cioè, avrebbero mai potuto far di meglio?

Non conosciamo benissimo i dischi successivi della Tartaruga di Chicago eppure, avvertendo per loro una sorta di caduta nel dimenticatoio, non sembra che i Tortoise, tra post-punk e nu-rave vario, siano rimasti propriamente sulla cresta dell’onda (in effetti, senza contare il disco insieme a Bonnie “Prince” Billy mancavano dalle scene da circa cinque anni). Il disco successivo al capolavoro dinamitardo lo chiamarono Standards, come a voler auto-concedersi una sorta di classicità, lo sentimmo ma non ci provocò lo stesso sconvolgimento del disco con la copertina a righe. Allora lì vedemmo (già) live, in uno di quei festival dove il palco è enorme, e la distanza emotiva troppa. Ovviamente gran musicisti, sì, ma quella serata di fine settembre fu anche piuttosto fredda.

Ascolti distratti (mea culpa) degli album dopo appunto (ci) confermarono che il gruppo s’era un po’ perso per strada (ma cos’è questo… uhm… hard rock?).

E allora perché tornare a rivederli dal vivo?

Be’, detto chiaramente: non ci si aspettava che questo nuovo Tortoise, Beacons Of Ancestorship, fosse così dannatamente bello. Echi e riverberi dell’abbagliante disco bianco che fu addirittura: davvero, certi suoni sembrano, anzi sono, proprio quelli.

E così eccoci qui, tornati sotto al palco (dove si intravede anche qualche quarantenne, il che è piuttosto confortante: esiste ancora qualche vero appassionato!), per vederla ancora una volta, la nostra massiccia tartaruga americana.

La doppia batteria montata sul palco è una dichiarazione di intenti, e certo non è un caso che le due batterie della nostra macchina fotografica decidano di fare i capricci proprio oggi: questa è musica da godersi senza distrazioni.

La dichiarazione che (ci) fanno i Tortoise è questa: la nostra musica è ritmo, groove (ma c’è groove e groove, attenzione), “noi siamo/facciamo batteria”: compatti, lucidi, potenti. Non si ispireranno alla tartaruga così per caso, no?

Certo poi ci sono la marimba, lo xilofono, le tastiere, la chitarra, il basso, ma tutto questo sembra contorno (ma che contorno, cacchiarola!), quello che risalta definitivamente all’orecchio è soprattutto l’incredibile ritmo in cui riescono a portarti questi cinque gran musicisti americani (i cui tatuaggi e il continuo passare da uno strumento all’altro la dicono lunga su quanto tempo è che stanno nell’ambiente musicale, no?).

Prima si parlava di neo-prog, e non a caso, infatti la prima impressione, dopo qualche pezzo, è proprio quella: una sorta di ritorno agli anni ’70 dove la fanno da padrone ritmi complessi e precisi, e laghi di tastiere/synth reiterati ed evocativi. Poi certo si ritorna in anni più recenti e tra i pezzi nuovi si inseriscono, come volevasi dimostrare, anche pezzi dal disco di cui si è (stra)parlato fino adesso, e la musica diventa (anche) una sorta di fusion, ovviamente nel senso buono del termine. Forse si sente meno “elettronica”, ma giusto perché la dichiarazione di intenti dei Tortoise è quella di cui sopra: noi abbiamo e suoniamo strumenti veri, e passiamo dall’uno all’altro senza alcun problema. Le magliette sudate alla fine del concerto stanno lì a dimostrarlo.

Ma davvero tra accelerate rock, scomposizioni fusion, atmosfere prog, strutture indie, e ritmi elettronici, in un frenetico e sorridente (questi qui si divertono veramente quando suonano, altro che ventenni depressi!) crescendo appassionato che conosce pausa solo per qualche inconveniente tecnico, non si saprebbe proprio come precisamente definirla, alfine, questa incredibile musica di cui abbiamo goduto in quest’ora e mezza… che dite, la chiamiamo solo Musica e basta?

telegrafato da sand alle 12:50 | link | commenti |
musica, scrivere, vita, sogni, fotografare, magia, concerti, happiness, dischi, spazio

lunedì, 12 ottobre 2009
Juliette Lewis, Natural Born Rocker.

A vederla arrivare capisci subito che Juliette Lewis è una Natural Born Rocker, altro che attrice.

E non c’è nemmeno bisogno di vederla in azione sul palco, dove si trasforma in una sorta di adrenalinica Iggy Pop con una voce sporca che ricorda un po’ quella di Janis Joplin (anche se in verità tra le influenze dichiarate, oltre allo stesso Iggy, per lei molto “avantgarde”, Juliette cita: Tina Turner, Chrissie Hynde, Nina Simone, Billie Holiday e Grace Jones).

Chioma selvaggia, fuseaux neri, maglietta a rete, reggiseno argentato, occhi animati dal sacro fuoco. Ci chiediamo quale attrice hollywoodiana si sarebbe presentata così, struccata e di una sciatteria così sensuale, a un’intervista con i media.

Ma Juliette è così e basta: sincera, tanto da rasentare l’ingenuità. Dopo qualche sorso di tè una delle prime cose che dice, col sorriso sulle labbra e senza che nessuno gliel’avesse chiesto, è che non si droga più da quindici anni. Quale altra “very important person” si sarebbe mostrata così nuda, davanti a tutti?

Forse qualcuno potrebbe accusare Juliette di narcisismo, ma il modo in cui si è presentata appunto fuga ogni dubbio.

«Nella mia vita io sono stata tante cose: sono stata cattiva, sono stata una suora, mi sono fatta di droghe, mi sono ripulita… Ho vissuto parecchie vite, non sono “nata cattiva” come canto in Natural Born Killers, anzi sono molto connessa con le altre persone, provo empatia con loro… Però sono sicuramente un tipo strano, pazzo… A scuola ero quella che rimaneva da sola nel cortile, all’inizio volevo essere proprio come tutti gli altri, ho provato a conformarmi, ma poi ho abbracciato la vera me stessa, oggi sono un artista e sono ciò che sono…», risponde Juliette quando le chiediamo, un po’ provocatoriamente, se è veramente una cattiva ragazza, come vediamo nei suoi film.

Ma d’altronde in quanti film lei fa veramente la cattiva?

«Giusto Natural Born Killers: un film molto “avanti”, per Oliver Stone sicuramente… ma per me è un film sciocco [forse proprio perché l’ha ingabbiata in uno stereotipo?, ndr], anche se riconosco che è molto intenso, all’epoca avevo solo 19 anni e mi lasciai semplicemente andare… Poi c’è Cape Fear: in cui il mio personaggio è un misto di malizia e di innocenza, ma non è cattivo… E infine Kalifornia: in cui ero estremamente innocente, ma circondata dal male…».

Assodato che Juliette non è “cattiva”, resta ancora un’attrice?

A quanto pare no… e sì.

«Se adesso mi chiamasse Marty [Scorsese, ndr] io direi: NO! …come faccio? Sono in tour… però ho un mese libero a dicembre, forse potrei fare un film a dicembre, sì… Comunque ho appena finito di girare quattro film in America [appunto, in America, qui in Italia chi li ha visti? ndr], uno è il debutto di Mark Ruffalo da regista, io sono una sorta di “angelo dark”, suono il basso, mi drogo… un film molto intenso, oscuro, difficile… In un altro film ho recitato con Jennifer Aniston [e qui sarebbe potuto partire il pettegolezzo, visto che hanno avuto un fidanzato in comune: il fortunato Brad Pittndr]».

Il presente e il futuro di Juliette oggi è tutto nella musica, una cosa che ha sempre voluto fare.

«Quando ero piccola me ne stavo sempre davanti a uno specchio a ballare e cantare, era una cosa che mi piaceva, mi emozionava… era una cosa molto fisica, che mi eccitava… mi piaceva “recitare” una parte… ma non quella della rockstar, piuttosto quella dell’artista… Ora tutto questo è un sogno che è diventato realtà».

Perché Juliette oggi abbia scelto di dedicarsi più alla musica che al cinema, anche se essere una musicista è molto più stancante, ce lo spiega subito.

«Ho fatto film per quindici anni, ho iniziato molto giovane, ma ho sempre voluto essere una musicista: andare in tour per tutto il mondo, vedere posti sconosciuti… Sono molto molto molto seria riguardo la mia carriera musicale, è un impegno serio per me, non un hobby come molti possono pensare… Certo essere una musicista è molto più stancante che essere un’attrice: l’ambiente è diverso, ci sono molte decisioni da prendere, perché qui è come se fossi io la regista, decido io i suoni, dirigo gli altri, racconto storie… c’è molta pressione, stai sempre su un palco, non sei mai a casa, non dormi… poi devi essere molto responsabile, devo stare attenta alla voce… Ma mi piace scrivere canzoni, amo tutto questo, mi sento libera».

In effetti Juliette si mostra molto protesa in avanti, in continua evoluzione, dal punto di vista musicale.

«Adesso è solo Juliette Lewis, senza The Licks, che avevano un suono molto più “old school”, basato sulle chitarre… Invece oggi il suono è molto diverso, dinamico, una cosa completamente differente: ci sono parecchie belle melodie, varie fragranze… Voglio andare avanti, progredire, il suono del nuovo disco [un po’ deludente ahinoi, nonostante la produzione del  marsvoltiano Omar Rodriguez-Lopez, ndr] è molto più personale, una sorta di avventura… Io sono sempre in movimento, questo disco è una naturale evoluzione, ci ho messo dentro tutte le mie contraddizioni, le mie emozioni… Il titolo “Terra Incognita”, in latino, l’ho preso da un libro, è perfetto: voglio andare in terre sconosciute, sono stata in così tanti posti andando in tour: Turchia, Australia, Finlandia… Sono un’esploratrice…».

Insomma, a Juliette brillano proprio gli occhi quando parla di musica. Eppure anche quando parla di cinema e ricorda alcuni dei grandi registi con cui ha lavorato è tutta un brillare e un sorridere. D’altronde perché scegliere di essere musicista o attrice se puoi essere tutte e due le cose?, si chiede lei stessa.

«Scorsese è il migliore, un bambinone, sprizza elettricità da tutti i pori, è capace di lavorare dalle sette di mattina alle dieci di sera, e sempre con la stessa energia, sta lì a guardarti recitare solo per il gusto di guardarti, ama così tanto il Cinema, è uno che ti ispira molto… E poi c’è Woody Allen, che nei suoi film sembra sempre così goffo e buffo, mentre nella vita vera è così composto, super-intelligente, è un regista che ti lascia molto libera… Un regista italiano che apprezzo molto è Federico Fellini: è magico, è uno che cattura la poesia della vita, qualcosa di mai visto… Giulietta Masina nei suoi film sembra una fata…».

La dolce Juliette s’innervosisce [si fa per dire, ndr] solo quando, in chiusura d’intervista, arriva l’(in)evitabile domanda sulla famigerata Scientology.

«Oh, la stampa è così stupida, così stupida… Hubbard è uno scrittore, e anche molto intelligente, io leggo i suoi libri e per me hanno senso, mi piace ciò che scrive… Scientology è una religione molto avanzata: puoi essere cristiano, ebreo, buddista e allo stesso tempo aderire a Scientology… una cosa perfetta per me, che non sono una seguace o che… Io sono una persona molto indipendente, ho le mie opinioni… Per me Scientology è comunicazione e superamento delle nostre paure più stupide…».

Evvabbè Juliette, vallo a raccontare a tutte quelle persone per cui la più grande paura è proprio Scientology che si rifiuta di comunicare con loro civilmente.

Ma come si fa a non perdonartela questa, sei troppo carina e, a modo tuo, ingenua, per sospettare malafede. E poi quanti (cinici) artisti del tuo calibro al giorno d’oggi si metterebbero in gioco come te arrivando addirittura a commuoversi una volta invitati a dividere lo stesso palco di Cat Power e i Pretenders?

Alla prossima, Juliette… ma non dimenticare lo stage-diving, però!

telegrafato da sand alle 16:33 | link | commenti |
musica, scrivere, cinema, vita, sogni, arte, fotografare, magia, concerti, happiness, dischi, fortuna

sabato, 09 maggio 2009
onde.

Per vincere questa battaglia bisogna pensare, agire, come se si fosse già morti.

Ed essere morti significa immergersi nell’oceano delle onde che restano onde per sempre, quindi inutile aspettare che si calmino le acque. Le acque non si calmeranno mai.

telegrafato da sand alle 14:58 | link | commenti (7) |
musica, poesia, scrivere, cinema, vita, sogni, arte, leggere, mondo, magia, guerra, dischi, spazio, follia, fortuna, estemporanea, verità, saudade, circus

martedì, 15 luglio 2008
crepitii. (o anche: son finite le vacanze)

I dischi di mamma sono vecchi 45giri recuperati da un’impolverata valigia verde che giaceva da anni abbandonata nella casa del suo paese d’origine.

Li metti su e si sentono bene, come se il tempo non li avesse toccati. Ci sono Rita Pavone, Adriano Celentano, Gianni Morandi, Luigi Tenco, Domenico Modugno, Gigliola Cinguetti; c’è anche qualche straniero/a che si cimenta con l’italiano: Paul Anka, Neil Sedaka, Françoise Hardy addirittura (sì, la canzone dei sognatori).

Ci sono solo due canzoni su questi vinili, e sulla copertina di solito c’è un ritratto del cantante, o della cantante. Quanto si era giovani. Il suono era beat, ma le parole malinconiche.

In una di queste canzoni si sente Adriano Celentano scrivere una lettera infarcita di raccomandazioni ai capelloni dell’epoca: non drogarti, non dimenticare Gesù, eccetera. Più o meno le stesse cose che dice oggi, strapagatissimo, in tivvù.

Ma che ingenuità in questi suoni, che purezza in queste parole.

 

l’aria fresca della notte

che si adagia sulla nostra pelle

è come balsamo per gli occhi

che ci fa vedere alberi

lì dove sono montagne di spazzatura.

 

 

Mi chiedo dove stiamo andando a finire.

Anni fa i compact disc (con tutto ciò che ne deriva) non esistevano, e non c’era nemmeno tutta questa spazzatura. Per noi le vacanze sono finite ancora prima di cominciare, forse.

telegrafato da sand alle 19:20 | link | commenti (5) |
musica, poesia, immagini, scrivere, cinema, vita, tecnologia, mondo, magia, napoli, dischi, fortuna, estemporanea, verità, saudade

domenica, 13 luglio 2008
(r)umori/under stage.

gerdauffie valderrama 5il teatro degli orrori the magicakethe intelligence baustellebugo ne travaillez jamaisto kill a petty bourgeoisie off minorpitch uzedagiardini di mirò

telegrafato da sand alle 13:28 | link | commenti |
musica, vita, sogni, fotografare, magia, concerti, happiness, fortuna

mercoledì, 02 luglio 2008
venite a dirmi ciao dai, c'è anche la mia mostra. :) (solo 3euro!)

telegrafato da sand alle 15:27 | link | commenti (3) |
musica, immagini, vita, sogni, arte, web , concerti, napoli, happiness, spazio, fortuna, circus

martedì, 27 maggio 2008
l'ho fatto.

ho speso più di 200euro “solo” per andare a vedere TOM WAITS.

sono un pazzo.

 

e domani si parte per il primavera sound di Barcellona.

ma sì, continuiamo così.

telegrafato da sand alle 12:38 | link | commenti (7) |
musica, poesia, vita, sogni, magia, concerti, happiness, spazio, follia, fortuna, estemporanea, verità, circus, dementia

giovedì, 24 aprile 2008
dei ghiacciati canti.

telegrafato da sand alle 14:10 | link | commenti (3) |
musica, poesia, vita, sogni, arte, teatro, mondo, magia, video, rabbia, napoli, follia, estemporanea, ferocia

martedì, 22 gennaio 2008
come da titolo.

telegrafato da sand alle 11:19 | link | commenti |
musica, cinema, vita, arte, video, happiness, follia, saudade, circus, dementia

domenica, 13 gennaio 2008
adesso il disco degli atari ve lo dovete solo comprare.

atari

(myspace, audio, video, intervista, rece)

telegrafato da sand alle 15:40 | link | commenti (10) |
musica, scrivere, vita, tecnologia, web , fotografare, concerti, video, napoli, happiness, dischi, spazio