dai molti sogni provengono molte delusioni e molte parole.
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e quando mi addormento le persone della mia vita mi scivolano accanto e si chinano sul letto e aprono le loro teste e mi lasciano guardare dentro e quando mi risveglio cerco di chiedere loro perché ma non c'è nessuno a rispondere e quando mi addormento gli oggetti della mia casa si muovono lentamente verso di me e mi sussurrano nomi segreti e nomi che di solito nascondono e quando mi sveglio cerco di annotarmeli ma i veri nomi sono come sabbia mi scivolano tra le dita e tutte le notti insonni e tutte le pecore contate e tutte le piccole morti e tutti gli ultimi respiri e tutte le stupidate lette detriti nella mia testa e visto che sono certo di non stare più sognando me ne sogno un altro po'
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hanno letto queste pagine *loading* persone!!!
Interrogato al riguardo il venditore ambulante risponde che Anna Zacco è quella signora là, quella che prima viveva alla fine della strada, proprio laggiù, ma che adesso ha traslocato, se n’è andata.
Se n’è andata svuotando e rovesciando tutti i suoi cassetti su questa bancarella, certo non proprio lei, ma disponendo a chi di dovere che tutte le cose di quella casa fossero date via, libri, lettere, carte, foto, tutta una vita lasciata indietro insomma.
Perché alla fine una vita si riduce a questo: una serie di cose, e di oggetti, che raccontano ciò che è stato e che adesso non è più, un qualcosa che è lontano nel tempo e, in questo caso, anche nello spazio.
Una cosa che continua a esistere, ed è, solo grazie al ricordo.
Memorie, che ci rassicurano della nostra esistenza.
E allora quello che mi chiedo io, che non butto via nemmeno i biglietti del cinema, è come fa una signora a disfarsi di tutto questo (o come fa qualcuno a disfarsi per poche euro di un’intera biblioteca francese, sfogliata e annusata su un’altra bancarella).
Tra queste carte c’era un quaderno che riguardava la pensione del marito, militare, e poi una lettera di ringraziamento da parte di una tale Superiora, nel convento della quale probabilmente studiavano le figlie della signora Zacco, un libretto di massime cristiane, delle cartoline, dei ritratti del Papa di allora, ma soprattutto foto.
Insomma, rispetto alla fatica fatta, niente che avesse così tanto valore, come ha fatto notare il sorridente venditore che in quella casa (ma la signora Zacco è stata sfrattata, o ha deciso di andarsene di sua sponte?) addirittura pensava di trovare dei soldi.
Ma questo venditore, tuttavia, si è messo a vendere queste cianfrusaglie a 1euro lo stesso, cianfrusaglie senza valore se non per un nostalgico del tempo che fu, o per la signora Zacco e parenti, certo.
Io ho comprato due foto, due foto per un euro, foto di gioventù della signora in questione.
Tutte e due in bianco nero, stampate su carta che sembra tela, appena un po’ ingiallite, hanno resistito bene al passare del tempo, immortalando per sempre persone che, almeno con questo aspetto, non esistono più.
E invece che fine faranno tutte le nostre foto, quelle digitali, mai stampate e salvate su dischetti che da qui a dieci anni non saranno, forse, più leggibili causa mancanza e/o mutamento dei lettori?
Che fine faranno, le nostre memorie?
La foto che ho scelto per prima ritrae una donna che io presumo, appunto, sia la signorina Zacco, nel fiore della sua gioventù o, come si sarebbe detto allora, in età da marito.
Questa donna non sta sorridendo, le labbra piene sono chiuse, lo sguardo è penetrante e malinconico, ha dei fiori tra i capelli. Questi le arrivano alle spalle, e lei è molto bella. In un impeto artistico il fotografo (il cui marchio in rilievo è impresso sulla foto, a mo’ di pubblicità) ha donato a questa donna una specie di aura ultraterrena, adagiandola su sfondo bianco e cancellando quasi tutto il suo corpo, forse è lui stesso che le ha detto di non sorridere per rendere il ritratto più importante.
Di questa foto c’era anche un’altra copia, un po’ più macchiata, in effetti la signorina Zacco è venuta molto bene e forse ha voluto mandare questa foto a qualche amica, o addirittura a uno spasimante, imprimendo segretamente l’evanescente segno delle sue labbra amanti sul retro della foto.
Sì, perché all’epoca quasi tutte le foto venivano stampate a uso di cartolina postale, sul retro c’erano righe per l’indirizzo, e spazio per il francobollo.
Nella seconda foto la signorina Zacco invece è in compagnia della sorella e del figlio di questa.
Le due sorelle hanno ambedue un vestito nero a motivo floreale che differisce solo nel collo, più elegante per la sorella maggiore e più sbarazzino per la signorina Zacco; quest’ultima ha anche un cappellino bianco, posto di sbieco sui capelli un po’ più corti rispetto all’altra foto.
In questa foto la signorina Zacco si vede subito che è più giovane, è una ragazza, sorride, e i suoi occhi brillano, forse il suo cuore non è stato ancora spezzato, e non ha ancora avuto modo di soffrire per le traversie della vita; ma anche l’altra sorella, più grande e più bruttina, sorride, seppur in modo meno naturale. Lei è seduta su una sedia senza schienale, una sedia che di sicuro ha un nome preciso, e accavalla le gambe da vera signora, mostrando scarpe di vernice e calze a rete; davanti a lei c’è suo figlio, tutto vestito di bianco, pettinato e serio. Immobile, fisso, così come gli ha ordinato il fotografo (un altro marchio anche qui, differente). Questa sedia poggia curiosa su una piccola pelle di leopardo, regalo del padre militare lontano, chissà.
Intanto le ragazze di oggi, in metro, sfogliano tutte colorati cataloghi di paesi esotici e mai troppo lontani: Tunisia, Caraibi, Maldive, Sharm El Sheik; le vacanze si appressano e loro non vogliono certo farsi trovare impreparate.
Sfogliano, da sole o in compagnia di un’amica, questi compendi di sapori e afrori lontani che, attraverso precisi listini prezzi e foto vuote e irreali di villaggi non-luoghi in cui il cameriere di colore parla più italiano di te, promettono tiepidi bagni al cloro e bollenti serate house, baci salati con retrogusto di tabacco e sesso facile e veloce, da dimenticare il giorno dopo o magari anche qualche anno più in là, se si è più fortunate.
Quanto costa al giorno d’oggi una settimana lontana dalla solitudine e dalla munnezza opprimente?
Ci sono le offerte.
Alla fin fine lo sguardo di queste ragazze è uguale a quello della signorina inizio-secolo Anna Zacco: brillante e pieno di speranza, non ancora toccato – sporcato – dalla vita che verrà… per la maggior parte di loro.
Io, ovviamente, per mancanza di compagnia e/o risoluzione, non so ancora dove trascorrerò le mie vacanze, ma per intanto me ne vado al Primavera Sound, dove, tra i tanti altri, vedrò la Gioventù Sonica suonare per intero il sonico monolite Daydream Nation, il malinconico giramondo Beirut (ascoltate quel gioiellino pop che è Scenic World), i malinconirici Grizzly Bear, gli avanguardisti Battles, gli inventori del post-rock Slint, la sputazzante poetessa rock che non si depila, gli eroi della mia adolescenza indie-rock Girls Against Boys (cercate la grandiosa Let Me Come Back!), le zucche riunite addirittura.
«Ci vuole molto tempo per diventare giovani».
(pablo picasso)

riguardo la foto di cui si è parlato qua e qua.
Ecco cosa dice lo stesso Spencer Platt: «Improvvisamente è comparsa una Mini Cooper rossa fiammante, con a bordo delle belle ragazze. Lo sanno tutti che a Beirut c’è un contrasto molto forte: accanto a una società in difficoltà c’è una classe sociale che per stile ed eleganza si approssima a voi italiani. In un istante ho registrato quello che ho visto, nulla più. E devo dire che questa foto è emblematica di tante guerre che ho documentato: persino in Iraq o in Afghanistan è possibile realizzare scatti che rimandano a uno stile di vita simile al nostro. Pensiamo di sapere che faccia ha la guerra. Ma quando ci sei dentro scopri che molto spesso ci assomiglia. Questa immagine chiede a chi la guarda di rivedere gli stereotipi sui conflitti. Molto spesso noi fotografi ci chiediamo se quello che ci troviamo di fronte è inscenato apposta per noi. In Medio Oriente manipolano i mezzi di comunicazione con grande abilità. L’altra accusa che mi è stata fatta, in merito alla foto vincitrice del concorso, è di averne manipolato il significato. È vero, le ragazze della foto si sono riconosciute e hanno reagito comunicando alla stampa che erano lì per verificare lo stato delle proprie case, quasi per difendersi da un’accusa di superficialità. Ma io non ho mai voluto dire né questo né il contrario: semplicemente la mia immagine è un ritratto molto fedele di Beirut nell’estate del 2006. Prova aggiuntiva, comunque, che io le ragazze non le conoscevo e non ho mai chiesto loro di posare».
Cos’altro aggiungere?
C’è una strada qui, lunga. Grigia.
Le macchine parcheggiate lungo il marciapiede la riempiono, da ambedue i lati.
Ci sono le strisce blu, e poi ci sono i parcheggiatori abusivi.
C’è gente che passeggia, c’è folla.
C’è traffico, i clacson fanno rumore.
Una mamma spinge il passeggino, è giovane, avrà massimo ventitrè anni. Sorride, ha una bambina nel passeggino.
In questa strada accade che c’è gente che cammina ma che non si accorge di quello che succede.
C’è un ragazzo che si avvicina alla mamma, da dietro. Passo svelto, sguardo nervoso.
Succede che il ragazzo urta la mamma, le prende la borsa e inizia a correre.
Nessuno si muove, la mamma sta urlando, è a terra.
In questa strada succede che il ragazzo con la borsa sta scappando, e mentre corre inciampa vicino a dei cassonetti e cade a faccia a terra.
Accade che non ritirano la munnezza da giorni, in questa strada.
La munnezza è una cosa varia, e colorata.Ci sono i sacchetti celesti con i fili gialli, e poi ci sono i sacchetti neri. Ci sono i sacchetti chiusi bene, e poi ci sono i sacchetti squarciati dai cani randagi.
I gatti randagi non hanno denti per mangiarsi la plastica, ma aspettano pazienti gli avanzi degli avanzi.
C’è la munnezza umida, e poi c’è la munnezza solida.
In teoria carta vetro e pile esaurite non dovrebbero esserci, ma in questa strada troviamo anche queste cose.
C’è la munnezza tecnologica: televisori sfondati, lavatrici non più funzionanti, telefoni rotti; e poi c’è la munnezza casalinga: materassi, vestiti, divani.
In questa strada accade che all’improvviso viene uno che appiccia la munnezza, e poi non si respira più.
In questa strada accade che non si può più uscire di casa.
«Di sicuro, ci sarà sempre chi guarderà solo la tecnica e si chiederà “come”, mentre altri di natura più curiosa si chiederanno “perché”».
(man ray)