dai molti sogni provengono molte delusioni e molte parole.

e quando mi addormento le persone della mia vita mi scivolano accanto e si chinano sul letto e aprono le loro teste e mi lasciano guardare dentro e quando mi risveglio cerco di chiedere loro perché ma non c'è nessuno a rispondere e quando mi addormento gli oggetti della mia casa si muovono lentamente verso di me e mi sussurrano nomi segreti e nomi che di solito nascondono e quando mi sveglio cerco di annotarmeli ma i veri nomi sono come sabbia mi scivolano tra le dita e tutte le notti insonni e tutte le pecore contate e tutte le piccole morti e tutti gli ultimi respiri e tutte le stupidate lette detriti nella mia testa e visto che sono certo di non stare più sognando me ne sogno un altro po'
Geakaren in dei ghiacciati canti...
BijouRibon in leggerezza....
sand in siamo fottuti, irrim...
oOkendraOo in dei ghiacciati canti...
royboulevard in siamo fottuti, irrim...
UnaMusa in dei ghiacciati canti...
madonnalover in leggerezza....
sand in leggerezza....
Nadinoir in leggerezza....
zoestyle in savianite.
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«I dilettanti sono alla ricerca dell’ispirazione. Gli altri si alzano e vanno a lavorare».
Nella stanza (verde) dei conigli ce ne sono tre apparentemente, anche se le ombre proiettate sul muro – a un certo momento – sono quattro: due donne e un uomo, un triangolo quindi.
Una donna-coniglio veste una vestaglia rosa e sembra intenta a preparare qualcosa da mangiare (o a stirare?) in quella che una cucina non è, gli altri due sono seduti sul divano: parlano e ogni loro frase è accompagnata da applausi e risate finte.
La donna-coniglio seduta sul divano ha una minigonna che lascia vedere le sue lunghe (attraenti?) gambe ricoperte di pelo marrone, l’uomo-coniglio è appena tornato a casa e deve sorbirsi tutta una serie di lamentele; forse quindi la donna-coniglio in vestaglia rosa non è altri che la madre di uno dei due, forse dell’uomo, e in questi casi il triangolo è ancora più pericoloso, perché di natura incestuosa e quindi portatore di un amore ancora più forte, e devastante.
voce di Robertina e musiche di Gatto Ciliegia Contro Il Grande Freddo.
– Cara, non hai l’impressione che non comunichiamo?
– Ma certo che comunichiamo! Possiamo non parlarne?
(dialogo da Melinda e Melinda di Woody Allen, immagine di Banksy)
Azouz Marzouk, il tunisino originariamente accusato di aver ammazzato moglie, figlio, suocera e vicina a Erba, ha sporto una denuncia per diffamazione contro ignoti (ovvero i mass media, che tanto ignoti non mi sembrano però) chiedendo un risarcimento di un milione di euro (però, la tragedia paga!) e sperando che la rivalutazione delle sua reputazione non tardi ad arrivare; nel frattempo già si rimira allo specchio valutando le proposte da modello che gli sono arrivate (è vero!), certo è presto adesso, magari sarebbe meglio fare un po’ di gavetta da tronista a Uomini e Donne di Maria De Filippi (pornografia sentimentale, that’s it), giusto per abituare il pubblico, non per altro. In futuro il suo agente potrebbe addirittura trovargli un posto a Il grande fratello o, meglio ancora, a L’isola dei famosi (famosi davvero, eh!).
Questa che potete ammirare qua sotto invece è la World Press Photo of the Year (2006), scattata da Spencer Platt illustra un tranquillo ferragosto a Beirut: da una parte i poveracci, da una parte i turisti. Bombe (già deflagrate), a contorno.
Notare la rossa fuoriserie cabriolet, la top model bionda et maggiorata dalla bocca perfetta, la tizia preoccupata che non riesce a mandare un mms all’amica perché (poverina) probabilmente non c’è campo, il frontino sui lunghi capelli alla moda del guidatore fico.
L’atto più naturale è quello di turarsi il naso, contro i lacrimogeni.
A margine si può dire che sembra che l’auto stia passando davanti a uno megaschermo televisivo, o che l’immagine posteriore sia stata aggiunta con la tecnica cinematografica detta chroma key.
È tutto così irreale… ma così vero, invece.
Le altre foto vincitrici le trovate qui.
Infine in Germania un povero disgraziato ha avuto la sfortuna di trovare un dito (umano) in una tavoletta di cioccolata che si stava amabilmente gustando, sgranocchiando sgranocchiando credeva fossero noccioline, ha poi dichiarato il nostro.
L’azienda produttrice, italiana a quanto pare, ha subito avviato un’indagine interna per capire come mai sia potuta accadere la sfortunata e terribile cosa: adesso non si è nemmeno più liberi di gustarsi un po’ di cioccolata in santa pace? Ma soprattutto, di chi è quel dito?
Ovviamente il nome dell’azienda in questione non è stato rivelato: non sia mai che perda qualche punto in borsa.
Be’, penso che non ci sia nient’altro da aggiungere.
Questo è tutto, per la rubrica Notizie da un mondo in rovina: (d)evoluzione della Società dello Spettacolo.