dai molti sogni provengono molte delusioni e molte parole.
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e quando mi addormento le persone della mia vita mi scivolano accanto e si chinano sul letto e aprono le loro teste e mi lasciano guardare dentro e quando mi risveglio cerco di chiedere loro perché ma non c'è nessuno a rispondere e quando mi addormento gli oggetti della mia casa si muovono lentamente verso di me e mi sussurrano nomi segreti e nomi che di solito nascondono e quando mi sveglio cerco di annotarmeli ma i veri nomi sono come sabbia mi scivolano tra le dita e tutte le notti insonni e tutte le pecore contate e tutte le piccole morti e tutti gli ultimi respiri e tutte le stupidate lette detriti nella mia testa e visto che sono certo di non stare più sognando me ne sogno un altro po'
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«Gli uomini non mi hanno forse mai ingannato, le lettere invece sempre, e precisamente non quelle altrui, ma le mie. Nel caso mio si tratta di una disgrazia particolare, della quale non voglio dire altro, ma nello stesso tempo anche di una disgrazia generale. La facilità di scrivere lettere – considerata puramente in teoria – deve aver portato nel mondo uno spaventevole scompiglio nelle anime. È infatti un contatto con fantasmi, e non solo col fantasma del destinatario, ma anche col proprio che si sviluppa tra le mani nella lettera che stiamo scrivendo, o magari in una successione di lettere, dove l’una conferma l’altra e a essa può appellarsi per testimonianza. Come sarà nata mai l’idea che gli uomini possono mettersi in contatto tra loro attraverso le lettere? A una creatura umana distante si può pensare e si può afferrare una creatura umana vicina, tutto il resto sorpassa le forze umane. Scrivere lettere però significa denudarsi davanti ai fantasmi che ciò attendono avidamente. Baci scritti non arrivano a destinazione, ma vengono bevuti dai fantasmi durante il tragitto. Con così abbondante alimento questi si moltiplicano in modo inaudito. L’umanità li sente e li combatte; per cercare di eliminare l’azione dei fantasmi tra uomo e uomo e per raggiungere il contatto naturale, la pace delle anime, essa ha inventato la ferrovia, l’automobile, l’aeroplano, ma ciò non serve più, sono evidentemente invenzioni fatte già durante il crollo; la parte avversa è molto più calma e forte, anche se l’umanità dopo la posta ha inventato il telegrafo, il telefono, il telefono senza fili. Gli spiriti non moriranno di fame, ma noi periremo». (franz kafka)
Volevo solo postare questa foto di Elliott Smith, l’ho trovata sul sito di Timothy Greenfield-Sanders.
Elliott era un musicista dalla voce fragile e spezzata, dolce, dico “era” perché adesso Elliott non c’è più, morto ammazzato dalla fidanzata o semplicemente suicida, non si è capito proprio bene.
(che poi chi è che si suicida piantandosi un coltello in mezzo al petto?)
Elliott si faceva di eroina, e in questa foto ha proprio lo sguardo da tossico duro.
Ma voi cercate e ascoltatevi Say Yes, piuttosto.
Ciao James, almeno ho fatto in tempo a vederti dal vivo.
A vederti con il parrucchino, la dentiera e le strisce di coca pronte dietro al palco.
Il coro di femmine culone e il presentatore/assistente che ha parlato più di te.
Ormai quasi non cantavi più, facevi solo i tuoi soliti urletti (un marchio di fabbrica da tempo, quanti dj li avranno campionati?), ma va bene così.
E poi hai ballato, cazzo se hai ballato, e dire che ci avevi già settant’anni.
Addirittura mi pare di ricordare una spaccata, ma come cacchio hai fatto?
Gherappa caro James, gherappa.
Il tuo funk vivrà per sempre.
«La verità? Io non amo nulla di quello che scrivo. Per me la scrittura è una costrizione. Ho sempre scritto, fin da quando ero bambina. È una necessità e lo faccio perché lo devo fare. È come respirare, è la mia vita. La mattina mi alzo e scrivo, è quello che faccio. È accaduto e me lo porto dietro da sempre. […] Non mi diverte, è una necessità. Di un libro, mi piace soprattutto la parte ideativa, vivere insieme alle voci dei personaggi che ti stanno in testa. Ma scrivere è un’altra cosa. È un esercizio zen».
(simona vinci)
ormai siamo adulti!
e quando lo siamo diventati?
e come si fa a tornare indietro?
(Meredith di Grey’s Anatomy, I stagione/5a puntata)