granelli

dai molti sogni provengono molte delusioni e molte parole.

eccoci

Utente: sand
e quando mi addormento le persone della mia vita mi scivolano accanto e si chinano sul letto e aprono le loro teste e mi lasciano guardare dentro e quando mi risveglio cerco di chiedere loro perché ma non c'è nessuno a rispondere e quando mi addormento gli oggetti della mia casa si muovono lentamente verso di me e mi sussurrano nomi segreti e nomi che di solito nascondono e quando mi sveglio cerco di annotarmeli ma i veri nomi sono come sabbia mi scivolano tra le dita e tutte le notti insonni e tutte le pecore contate e tutte le piccole morti e tutti gli ultimi respiri e tutte le stupidate lette detriti nella mia testa e visto che sono certo di non stare più sognando me ne sogno un altro po'

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misteri

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soddisfazioni

hanno letto queste pagine *loading* persone!!!

 
domenica, 29 gennaio 2006
l'italiano è un'opinione. (da un'e-mail vera)

Come funziona? Semplice! Invii il tuo messaggio con gli allegati che verranno caricati in un apposito spazio. I destinatari riceveranno una semplice e-mail con un link che, una volta cliccato, porta in una pagina contenente i comandi per visualizzare e scaricare gli allegati inviati. Inoltre tu potrai vedere, qualora lo richiedi, se i destinatari hanno ricevuto la tua GigaMail o quando hanno scaricato l'allegato.

telegrafato da sand alle 10:54 | link | commenti (3) |
tecnologia, web , leggere, scemenze, estemporanea, massmedia

sabato, 28 gennaio 2006
no tears for the creatures of the night.

you don't even know/how i feel/nausea/nausea/nausea

telegrafato da sand alle 12:05 | link | commenti (4) |
musica, concerti, scalette

domenica, 22 gennaio 2006
la canzoncina del giorno è "birthday" degli sugarcubes.

She lives in this house over there
Has her world outside it
Scrapples in the earth with her fingers and her mouth
She's five years old

Thread worms on a string
Keeps spiders in her pocket
Collects fly wings in a jar
Scrubs horse flies
And pinches them on a line
Ohhh...

She has one friend, he lives next door
They're listenening to the weather
He knows how many freckles she's got
She scratches his beard

She's painting huge books
And glues them together
They saw a big raven
It glided down the sky
She touched it
Ohh...

Today is a birthday
They're smoking cigars
He's got a chain of flowers
And sows a bird in her knickers
Ohhh...

They're smoking cigars
They lie in the bathtub
A chain of ... flowers

telegrafato da sand alle 12:27 | link | commenti (10) |
musica, poesia, vita, leggere

sabato, 21 gennaio 2006
Di sabato all’Ikea.

Andare di sabato all’Ikea è un’esperienza anzi, permettete di correggermi, uno sbaglio.
Te ne accorgi subito, appena inizi a intravedere la fila di macchine incolonnate sullo svincolo sopraelevato che porta all’immenso edificio gialloblu dell’Ikea; certo l’Ikea è a dieci minuti da casa tua, massimo un quarto d’ora, ma questo in condizioni normali di traffico, e si sa che a Napoli e provincia “condizioni normali di traffico” non sussistono, mai: è – come dire? – un controsenso. Vabbè.
Però in realtà la colonna (infame) è niente (visto che scorre abbastanza veloce) in confronto all’ingorgo-parcheggi che si presenta una volta all’ingresso del fantastico mondo Ikeae e così, per evitare eterne attese, si decide di optare per un parcheggio di stramacchio non proprio istituzionale. Saranno pure carini i parcheggi dell’Ikea sì, con quell’erbetta così affogata nel cemento, ma dato che la visita già si preannunciava abbastanza super-mega-affollata s’è preferito evitare ulteriori sollecitazioni ai miei poveri nervi, non potete biasimarmi.
A questo punto voi, miei cari e pochi lettori, vi chiederete: «Ma che ci sei andato a fare all’Ikea di sabato pomeriggio, scusa?».
E io di rimando vi risponderei: «Ma sono fatti vostri? E poi credete che un altro giorno della settimana sarebbe stata minimamente diversa la situazione, ingenuotti che non siete altro?!?».
 
Un’esperienza, si diceva in apertura. Sì, è così.
Con tutte queste coppiette di neo-sposi o anche semplici coppie in procinto di sposarsi, la differenza la noti da lei (lei con pancione significa che sono neo-sposi, la maggior parte delle volte), e poi ancora, sposi già avviati e con prole piccola, intiere famiglie con figli adolescenti al seguito, giovani fidanzati in libera uscita, e naturalmente tutti vocianti, tutti: è in momenti come questi che senti fortemente la mancanza delle tue fide cuffiette musicali protettive… Ma è cosa che all’Ikea ti devi sentire solo se non sei accoppiato? È possibile che l’Ikea, dopo chiesa e ipermercato, sia il luogo più frequentato dalle famiglie (solo napoletane?!): ma non avete niente di meglio da fare? Non ce l’avete una casa già arredata dove stare?dove stare, a dove stare, a che viu sfare?alle famiglie (solo napoletane?ti che senti la mancanza delle non siete altro? A cosa vi servono tutti questi obbrobri svedesi?
Sì perché ammettiamolo il gusto estetico dell’Ikea è un qualcosa di alquanto discutibile.
Si potrebbe partire da lontano, e iniziare a parlare innanzitutto proprio dell’organizzazione di questo mega-puntovendita napoletano (un bazar è più ordinato), fino ad arrivare poi ai piani bassi, dove la bruttura assoluta assume la forma di elementi artistici quali quadri e sculture su cui (però) è davvero superfluo ogni commentoMa mi sono già stufato e ho perso anche l’ispirazione, quindi concludo lasciando qui una foto di alcuni immondi uccelletti a simbolo dell’intera (peraltro invana) visita: purtroppo il cartellino non si legge bene ma a sinistra si specifica Gioco per cane, mentre a destra si avverte Adatto a bambini da 18 mesi in su Insomma, questo giocattolo è per cani o per bambini?
Mah.
 
Ma voi li avete mai visti i peluche che vendono all’Ikea?
Li rovinano da piccoli, questi poveri svedesi.
Si spiega tutto.
qua!

telegrafato da sand alle 18:05 | link | commenti (11) |
immagini, scrivere, vita, fotografare, mondo, napoli, scemenze, dementia

venerdì, 20 gennaio 2006
fiducia, eh?

se siete minimamente interessati alla vostra libertà informatica (e non), vi invito caldamente a leggere questo articolo apparso oggi su punto informatico: untrusted/we don't trust you; e successivamente ad approfondire la faccenda su quest'altro sito, magari: http://www.no1984.org/.

se proprio non vi va di leggere, date almeno un'occhiata a questo filmato.

telegrafato da sand alle 19:15 | link | commenti (3) |
immagini, tecnologia, web , mondo, estemporanea, saudade, massmedia

mercoledì, 18 gennaio 2006
è una catena ormai.

Forse perché sembro troppo serio(so), a me nessuno l’ha mandata, questa catena delle strane abitudini, e avete fatto bene, ma comunque ci ho pensato lo stesso anch’io, e così ecco qui, ta-dan:
 
1)      leggo i quotidiani il giorno dopo, a prima mattina, subito dopo aver fatto colazione;
2)      ascolto musica con ipod e cuffiette anche quando potrei benissimo ascoltarla con lo stereo;
3)      tendo a contare le cose, e i pensieri, per tenerli meglio a mente;
4)      poco prima di addormentarmi bevo un succo di frutta, preferibilmente alla pera;
5)      per cadere in un sonno profondo mi giro sul lato sinistro del letto e abbraccio il cuscino.

telegrafato da sand alle 10:08 | link | commenti (6) |
vita, web , scemenze, estemporanea

venerdì, 13 gennaio 2006
Tè, caffè, me. (ovvero: riflessioni post-viaggio e un pizzico di saudade)

Questa volta da Londra mi sono portato il tè a prima colazione, la mattina, ché la mia amica questo prendeva, non caffè né tanto meno latte. Lo preparava per tutti e due, mettendo a scaldare la tazza colma d’acqua nel microonde (ma sarà salutare?), e poi giù, la bustina di earl grey  nell’acqua bollita, per tanto tempo quanto uno vuole, dipende da come gli piace il tè; poi io ci aggiungevo zucchero, lei no.
Ma la cosa strana è che non metteva mai le due tazze insieme nel microonde, no, le metteva una alla volta, raddoppiando i tempi quindi, figuriamoci, si fa tanto per dire, si faceva in un attimo; e quando le ho fatto notare questa cosa anche lei se n’è stupita, non ha saputo dare una spiegazione al suo comportamento e si è messa a ridere, con la risata dolce che fanno le ragazze quando non sanno cosa dire. Quel giorno che gliel’ho detto ha poi messo le due tazze insieme, nel microonde, ma successivamente ha continuato a fare come prima, una tazza alla volta.
E una cosa che ho scoperto è che con il tè si è molto più lucidi e svegli, certo dopo pranzo lo sbadiglio c’è sempre, ma un’apposita tazza (è dotata di colino) di tè (con un po’ di latte) a prima mattina è differente da una mezza tazza (da latte) di caffè con aggiunta di latte (un caffèlatte o un cappuccino? da cosa è data la differenza?), gli effetti sono diversi: ci si sente molto più leggeri e lo stomaco ringrazia, inoltre manca (per adesso) il senso di dipendenza dato dal caffè, poi il risveglio è molto più – appunto – lucido.
In sostanza basta una tazza di tè la mattina, non come il caffè, che richiede di essere sorseggiato anche a metà pomeriggio quando la mente si annebbia per questa piccola dipendenza e chiede la classica tazzina per ri-svegliarsi quindi: ma in realtà ben presto si scopre che il sentirsi più svegli grazie alla caffeina è solo un’illusione. E poi chi è, che vuole sentirsi più sveglio?
 
Eppure, a proposito di svegliarsi e di caffè, un’altra cosa strana è che da Londra mi sono portato anche un sogno: aprirmi un Caffè Nero (per chi non c’è mai stato: una catena di caffè paraitaliani) proprio lì, a Londra, o almeno trovarci un lavoro decente, magari in uno locale carino già avviato nei pressi del centro. Certo, uno stupido sogno, un’aspirazione scherzosa, ma mica tanto poi: perché – seriamente – questa non potrebbe essere un’alternativa di vita possibile forse?
Lavorare nel tepore di un caffè, servendo (?!) torte al cioccolato e cappuccini mica poi così male, tra avventori di ogni genere, con il fumo delle sigarette (ancora permesse al di là della Manica, sì) che si spande nella sala (tanto da dover aprire le porte per arieggiare, ogni tanto) e le discussioni a fare da sottofondo e collante tra le persone. Un posto così caldo che per una volta tanto non devi porti tante domande su come facciano queste cacchio di inglesi ad andare in giro semi-spogliate con il freddo che fa: ma certo, una ragazza così può anche apparire sexy, ma se poi al tatto risulta fredda mi dici che te ne fai? Rabbrividiamo.
E poi uscire dal lavoro e passare da Borders, libreria enorme articolata su più piani dove si va a fare la spesa di cultura, ma figurata (piccoli cestini pronti all’uso corrono in aiuto del famelico lettore) però: si legge tutto quello che si vuole, ma non si è mica obbligati a comprare nulla. Ci si stravacca sulle poltrone di velluto viola gentilmente offerte dalla Starbucks (concorrente americana di Caffè Nero che però serve cose molto meno buone c’è da dire, that’s it) e si resta lì, a sfogliare l’opera formidabile dell’incredibile Banksy (impavido situazionista museale, tra le altre cose) magari, insieme a un nero che mangia pollo fritto direttamente dalla busta take-away e a delle giapponesi che discutono di architettura d’interni tutto il tempo, sembra di capire.
Una cosa così sarebbe impossibile in qualsivoglia libreria d’Italia, che certo non mette a disposizione sedie e/o poltrone, ma d’altronde ogni popolo ha la cultura che si merita no? E pazienza (anzi tristezza) per le eccezioni.
Poi, all’orario di chiusura, uscire e andare a mangiare qualcosa, indiano o arabo va bene uguale, ma anche un salto a Chinatown è fattibile, ché è proprio lì vicino.
 
anywhere graffiti courtesy of the mighty banksy!E un’ultima cosa che volevo dire, una cosa – indovinate un po’? – davvero strana, è che uno fa millemila foto per cercare la foto perfetta e poi capita che la foto più bella è proprio l’ultima, una foto estemporanea fatta quasi distrattamente, per caso, quando i saluti già si intrecciano agli inviti e alle promesse di ritorno, una foto fatta senza nemmeno guardare nel display, perché si tratta di un auto-foto di commiato – ci facciamo l’ultima foto, insieme? – quando le ruote del trolley sono già a terra e il bagaglio a mano è a tracolla, una foto fatta giusto un momento prima di separarsi, underground, una foto imperfetta sicuramente, un primo piano imperfetto che distorce e arrossa il viso, lo sfondo sfocato, ma una foto bella però, una foto in cui gli occhi sono velati da un po’ di malinconia, anche se si sta sorridendo.

telegrafato da sand alle 13:04 | link | commenti (10) |
immagini, scrivere, vita, arte, web , fotografare, scemenze, london, fortuna, estemporanea, verità, saudade, dementia

mercoledì, 11 gennaio 2006
because boys are stupid and smelly.

telegrafato da sand alle 12:30 | link | commenti (3) |
immagini, vita, fotografare, london

martedì, 10 gennaio 2006
no.

telegrafato da sand alle 11:47 | link | commenti (2) |
immagini, vita, fotografare, london

lunedì, 09 gennaio 2006
take me.

telegrafato da sand alle 14:09 | link | commenti (2) |
immagini, vita, fotografare, london